16 mar 2008

HBR sul Management e i Bambini


Robert Coles, famoso psichiatra infantile fa controtendenza. La sua è una voce ottimista fuori dal coro riguardo al futuro dei bimbi di oggi. Lo psichiatra si occupa in particolare dei figli dei manager odierni.
Contrariamente a quanto comunemente sostenuto, Coles ritiene i bambini al giorno d’oggi abbiano una straordinaria capacità di adattamento e una genuina ingenuità.
Pur differendo a seconda del background e delle esperienze, i bambini parlano quasi tutti poco del lavoro dei propri genitori eccetto che per le difficoltà e la disoccupazione. Se da una parte questo rispecchia un certo senso del dovuto che caratterizza le nuove generazioni, dall’altra queste stesse sembrano esprimere sempre di più serie considerazioni e preoccupazioni riguardo al proprio paese, al suo sviluppo e a ciò che questo potrebbe implicare per il proprio futuro.
Nel libro che gli è valso il premio Pulizer “Children of crises”, lo psichiatra descrive fra l’altro i figli delle classi privilegiate. Questi tendono a dare tanto per scontato e a sentirsi intitolati a molti degli agi che la vita offre loro. Questo forte senso del dovuto porta in determinati casi all’insorgere di comportamenti patologici. È quando gli agi, i privilegi, le proprietà eccedono le capacità di gestione dei bambini, i quali perdono così interesse e contatto con il mondo che li circonda, che il senso del dovuto non patologico diventa invece narcisistico e quindi isolante.
È l’estrema concentrazione su se stessi, che si riflette anche curiosamente nella sovrapresenza di specchi nelle loro case, che caratterizza i figli delle classi più abbienti. Questi non sono tuttavia immuni ai problemi dei comuni mortali, come può essere il senso dell’abbandono: essi vengono spesso affidati a tate e babysitter che periodicamente lasciano il lavoro abbandonandoli ad altri badanti. Stesso dicasi per preoccupazioni, malattie e in generale minacce di qualsivoglia genere e natura che possono a detta di questi come di tutti i bambini trasformare improvvisamente e drasticamente la loro realtà.
I frequenti spostamenti delle famiglie dei top manager sottopongono i loro figli a stress ulteriori, stimolandone fortemente il loro senso della precarietà. Secondo Coles, l’assenza dei genitori in carriera da casa colpisce ma nel contempo arricchisce i bambini. Se da una parte questi provano più nostalgia per mamma e papà, dall’altra la condivisione in famiglia delle esperienze sul lavoro contribuisce a un’espansione degli orizzonti dei ragazzi.
La profonda pressione emotiva (primeggiare sempre e comunque) sui bambini privilegiati può essere sicuramente mitigata da forti valori religiosi e morali e da una curiosità genuina che permetta ai bambini di sviluppare la capacità di cogliere le opportunità che il destino andrà loro presentando. Queste, unite a rabbia e speranza, permetteranno ai bambini di adattarsi alle situazioni più mutevoli. E a noi adulti, manager e genitori, si richiede tutto sommato solamente di prestare orecchio, di imparare ad ascoltare ciò che i bambini hanno da dirci e insegnarci.

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