20 gen 2008

Addio Feedback

A volte l'intuizione può essere fuorviante.
Riprendiamo lo "stiz" proposto la volta scorsa, non senza prima goderci un classico degli REM.



Siamo a capo della funzione HR di una grande azienda di servizi e stiamo tirando le somme di un anno di formazione.
Abbiamo sottoposto diverse business unit e numerosi gruppi di lavoro a molte ore di formazione. Alcune sono state erogate da fornitori esterni ed altre da risorse interne.
Come d'uso al termine di ogni corso, i formandi hanno compilato un questionario di feed-back sulla formazione appena fruita, esprimendo il loro grado di soddisfazione su formatore, contenuti e formazione.
Dei sei fornitori esterni che hanno tenuto i corsi, per ragioni che non ci è dato sapere, solo cinque potranno continuare la collaborazione con la nostra azienda. Dobbiamo decidere a chi non rinnovare il contratto. Come fare?
  1. Al più caro il contratto non sarà rinnovato, così almeno facciamo contenti quelli del finance.
  2. Dopo un'analisi attenta dei questionari di feed-back individuiamo il fornitore con i risultati meno brillanti ed eliminiamo quello.
  3. Dopo un'analisi attenta dei questionari di feed-back individuiamo il fornitore con i risultati meno brillanti e ce lo teniamo stretto. La scelta di chi eliminare avverrà fra gli altri cinque.
  4. Effettuiamo un'asta olandese e aggiudichiamo ai primi cinque i contratti.

In prima analisi la risposta più sensata sembrerebbe essere la numero due. D'altra parte i questionari di feddback abbondano, come abbondano risorse e sforzi dedicati alla loro analisi e somministrazione.

In merito alla soluzione economica, risposta numero uno, non mi pronuncio. Essa può avere più o meno senso, nonostante come criterio di valutazione della formazione in sè non risulti valida.
Lo stesso dicasi per quanto riguarda l'asta olandese (avete in mente il mercato dei fiori...), risposta numero quattro.

La risposta numero tre sembra invece andare contro il senso comune: premiare un formatore che abbia collezionato feedback negativo!

Eppure...

Nello stile di presentazione che oramai avrete intuito, è proprio quest'ultima la risposta che provocatoriamente vi propongo.
Uno studio approfondito in merito alla capacità di prevedere l'efficacia della formazione a partire dalle reazioni dei formandi,
The Role of Employee Reactions in Predicting Training Effectiveness ad opera di James A. Tan, Rosalie J. Hall, Carol Boyce, rileva un dato estremamente curioso e destabilizzante. Le reazioni negative da parte dei formandi sono correlate positivamente con l'apprendimento conseguente la formazione. In altre parole, meno un corso mi è piaciuto, più probabilmente ho imparato. Il dato va chiaramente esplorato a fondo, eppure non si può fare a meno di considerarlo con cautela.
I motivi alla base di tale relazione inversa possono essere molteplici, a partire dal disagio provocato dall'essere portati al di fuori della propria zona di comfort, sino al senso di disorientamento che una profonda revisione delle proprie conoscenze può ingenerare.
In ogni caso diviene impossibile e poco serio prescindere da tale nuova e dirompente informazione nella creazione di qualunque sistema di feedback per la formazione in generale ed per l'azienda in particolare.

Risposta numero tre quindi.

Alla prossima Domenica.

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