
Tempo e strategia aziendale
Oltre ad una ridefinizione teorica del tempo in azienda, diventa a mio avviso sempre più necessaria un'analisi della percezione temporale a livello individuale. È questo l’obiettivo dello studio The Circles of Time a opera di Reva Berman Brown e Richard Herring. La strategia e le decisioni strategiche riguardano, implicitamente, la dimensione temporale. La strategia è per eccellenza il piano aziendale sul quale si opera per influenzare il futuro. Tenendo conto dell’importanza del tempo nel processo decisionale strategico, si dovrà tenere presente che differenti percezioni temporali produrranno, conseguentemente, diverse decisioni strategiche. Le domande che sono alla base dello studio dei due Autori, riguardano la percezione del tempo per sé e la sua variazione (o la sua stabilità) a seconda della responsabilità, dell’età e del sesso degli individui nell’organizzazione. La concezione del tempo è considerata così importante per la percezione della realtà, che spesso le diverse culture ne fanno un elemento portante della propria struttura cognitiva (Bluedorn e Denhardt 1988, p. 300). Nella moltitudine delle percezioni, esiste una dialettica di fondo tra l’ontologia realista e quella nominalista del tempo. La prima concepisce il tempo come una realtà esterna lineare, omogenea, divisibile e misurabile. Per la seconda, invece, il tempo è un’esperienza psicologica legata alla memoria, alla percezione e all’aspettativa. Questa dialettica è fortemente visibile nella concettualizzazione del tempo a opera dei greci come Kairos e Chronos. Kairos rappresenta il tempo delle stagioni e delle storie, con un inizio, uno svolgimento e una fine, il tempo umano delle intenzioni e degli obiettivi, Chronos è, invece, il tempo cronologico e misurabile della successione (Jaques 1982, p. 14). Questa dicotomia è stata successivamente riformulata da Gale (1967) con la definizione di tempo di serie A e tempo di serie B. Il primo è tale perché in ogni dato momento tutti gli eventi possono essere passati, presenti o futuri. Un evento da futuro diventa presente quando occorre e, in seguito, passato. Nel tempo di serie B gli eventi possono essere categorizzati, l’uno nei confronti dell’altro, a seconda del loro ordine. Questo tipo di relazioni rimane chiaramente costante. Si può dire, con buona approssimazione, che entrambi i tempi descritti si riferiscono alla nostra percezione delle esperienze più che a delle categorie in sé. Nel corso degli ultimi vent’anni, molti ricercatori hanno definito diverse tipologie di tempo che spaziano da quello biologico e psicologico a quello sacro, profano, privato o pubblico. Fra queste trovano posto anche il tempo astronomico e quello sociale. Silvia Gherardi e Antonio Strati (1988) considerano il tempo aziendale come composto da una pluralità di tipologie. Il tempo delle aziende è contenuto nella dialettica tra interno ed esterno, ed è coinvolto nelle attività di pianificazione aziendale sotto forma di prefigurazione di possibili futuri verso i quali dirigere le azioni. Allo stesso tempo governa la sequenza delle diverse fasi degli eventi e fornisce la metafora che è alla base della vita e dello sviluppo dell’organizzazione. Gli Autori fanno notare che, nonostante la prevalenza del concetto newtoniano lineare di tempo, tutti abbiamo quasi sicuramente avuto esperienza di situazioni in cui il tempo sembrava scorrere più o meno veloce. Diverse variabili possono influenzare la percezione soggettiva del tempo.William Friedman (1990) ne cita sei: 1. Compiti coinvolgenti tendono a ridurre la percezione del tempo passato. 2. La presenza di numerosi eventi tende a prolungare l’impressione del tempo trascorso. 3. L’età accelera la percezione del tempo. 4. Un intervallo di tempo sembra più lungo se a priori viene chiesto di giudicarne la durata. 5. La frustrazione, la paura e l’attesa allungano la percezione del tempo. 6.Un intervallo di tempo sembra tanto più lungo quanto più numerosi sono i dettagli che siamo in grado di ricordare. L’approccio filosofico alla questione del tempo privilegia spesso il quesito fondamentale intorno alla sua esistenza ed essenza. Heidegger (1972) e la corrente esistenzialista negano la realtà del tempo se non in quanto esperienza umana.Withrow sostiene l’esperienza degli eventi all’interno del tempo, ma nega l’esperienza del tempo stesso (Green 1975). Così anche Gibson (1975), che ammette unicamente la percezione degli eventi e del movimento. Il senso del presente è inteso come una conseguenza diretta del nostro viaggio nell’arco della vita e dei conseguenti tentativi di definire la nostra posizione in relazione all’ambiente in cui ci muoviamo. L’adesso corrisponde quindi a un qui spaziale e assieme definisce un unico punto spazio-temporale. Ecco da dove deriva tra l’altro la familiarità con la concezione lineare del tempo e con i concetti di prima e dopo, equivalenti per lo spazio e per il tempo. Gli Autori evidenziano la possibilità di diverse attitudini nei confronti del tempo. Al pari dello spazio, vi sono persone che prediligono lo sguardo in avanti, verso il futuro, e altre invece tendono a guardare indietro, al passato. Altre ancora preferiscono soffermarsi sul presente. I ricercatori definiscono le tre tipologie di individui, di seguito indicati, a seconda del rapporto con il tempo: orientamento al passato, al presente e al futuro. Contemporaneamente, gli individui si distinguono, secondo i ricercatori, per i gradi di libertà che essi attribuiscono alle categorie temporali. Alcuni risulteranno maggiormente conformi alla pressione sociale e inclini al rispetto delle scadenze, altri agiranno invece con più libertà, seguendo i propri ritmi interiori.
Nessun commento:
Posta un commento